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LA QUESTIONE ENERGETICA

Il sempre maggiore bisogno di energia da parte della popolazioni industrializzate e di quelle che lo saranno in futuro, il conseguente allargamento del buco dell'ozono, quindi il surriscaldamento del pianeta e l'inquinamento in genere, mettono in crisi la nostra "quinta pelle" facendoci capire come il nostro progresso risulta essere insostenibile, portando la questione energetica alla base dell'"ecobenessere" sia inteso in modo soggettivo che ambientale .
La capacità di produrre e possedere energia sembra essere ad oggi l'unità di misura della potenza di una Nazione, per essa si fanno anche spietate guerre, non accorgendoci di quanta energia gratis sia presente nel naturale ciclo di vita del mondo. Basterebbe solo migliorare la capacità di prelevamento/sfruttamento di essa, eliminando così l'immissione in aria di sostanze non gradite dalla "quinta pelle" riportandola in salute.
L'uomo utilizza e consuma energia:
§ in modo diretto in quanto attraverso varie trasformazioni di energie scalda, climatizza e illumina i propri spazi abitativi consumando energia che emanerà i suoi "residui" o nel luogo di trasformazione, come è il caso del comune impianto di riscaldamento, o in altri luoghi lontani diverso da quello di utilizzo, come è il caso dell'energia elettrica;
§ in modo indiretto in quanto, per esempio, anche per la produzione dell'acciaio nelle costruzione della propria abitazione necessita di una quantità di energia per la sua estrazione, trasformazione, produzione, trasporto e messa in opera; l'utente percepisce solo la messa in opera, mentre in realtà essa è solo l'ultima fase di un lungo processo che alla fine avrà fatto immettere più o meno CO2 nella terza pelle.
Per quanto riguarda la limitazione dello spreco di energia in modo diretto, fondamentale è che l'edificio sia concepito fin dall'origine come bioclimatico, favorendo così il regionalismo stilistico che sarà coerente con il clima del luogo, e l'utilizzo di sistemi passivi e attivi per lo sfruttamento delle energie rinnovabili, favorendo così un corretto approvvigionamento e contenimento dell'energia.
Sul contenimento energetico un aiuto è dato a livello nazionale regionali e provinciali, (in particolare il Trentino Alto Adige e la provincia di Bolzano si sono distinte), dalle Leggi sul risparmio energetico che hanno contributo in modo netto ma no ancora sufficiente al minor consumo di energia per scaldare gli edifici.

Un fattore essenziale è l'approvvigionamento diffuso dell'energia su tutto il territorio, magari direttamente dal consumatore utente, rendendolo cosi partecipe dell'uso razionale dell'energia, in quanto egli è abituato a percepire ad esempio l'energia elettrica come energia pulita. Essa però risulta pulita nel momento finale ma in qualche fase (se prodotta con metodi tradizionali) inquinerà non meno di altre forme di energia, provocando "poli di inquinamento".
Il "Protocollo di Kyoto" stipulato e firmato in modo universale nel dicembre del 1997, su tematiche già dibattute "dall'Agenda 21" del 1990, impegna i Paesi Industrializzati e quelli ad economia di transizione (Paesi dell'Est Europeo) a ridurre complessivamente del 5% le principali emissioni antropogeniche di gas, capaci di alterare l'effetto serra naturale del nostro pianeta entro il 2010.
In Italia uno dei primi provvedimenti per raggiungere l'impegno è il "programma 10.000 tetti fotovoltaici"; ad esso sono affiancati tanti altri programmi sia italiani che europei, che in generale prevedono l'utilizzo di energie rinnovabili per una minore produzione di CO2 favorendo uno sviluppo energeticamente sostenibile.


Da quanto esposto finora emerge che quella che viene definita architettura High-Tec, fatta di acciaio e vetro, involucro- indipendenti dove la climatizzazione e l'illuminazione degli ambienti è permanente in modo da riuscire ad avere una situazione di comfort "momentaneo" accettabile per l'uomo, è un'architettura altamente energivora, grande consumatrice di energia diretta e indiretta e che risulta lontanissima dai criteri della sostenibilità.
L'edilizia ecologica, per la limitazione dello sfruttamento indiretto dell'energia, ha sempre avuto grande riguardo in merito all'utilizzazione di materiali che possano essere impiegati con poche trasformazioni prima di arrivare all'impiego finale. Infatti le materie prime cardini dell'edilizia bioecologica sono la terra cruda e il legno, materie naturali per il cui impiego è necessario solamente un opportuno approvvigionamento/stoccaggio/selezione che risulta essere poco energivora.

Questo fa capire come un materiale è tanto più energivoro, quindi insostenibile, quanto più alta è la sua tecnologia e più lungo è il suo processo produttivo, con una valutazione energetica che va estesa a tutto il ciclo di vita ("dalla culla alla tomba") e imparando ad utilizzare parametri di valutazione che vadano oltre il prezzo e le caratteristiche prestazionali ma che considerino parametri come ad esempio quanto CO2 immetterà nel suo ciclo di vita.
Secondo quanto emerso fin ora, un edificio ecologico dovrà essere costruito con materiali e tecniche meno energivori possibili, con forme e sistemi attivi e passivi di approvvigionamento, accumulo e recupero di energia. La soluzione sembra trovarsi in un mix tra buon senso ed alta tecnologia, dove non esiste né una tecnica né un tipo di materiale particolare che possa rendere la "terza pelle" ecologica, ma solo degli accorgimenti alla normale tecnica delle costruzioni (accorgimenti che spesso erano insiti nell'edilizia del passato), preferendo la molteplicità dei materiali utilizzati, ognuno al proprio posto e con il proprio compito. Dove il successo sarà dato dalla capacita del progettista di accorpare all'edilizia di "default" gli accorgimenti necessari, lasciando intatta la propria connotazione storico-rtistica e ricordandosi che essi alla fine dovranno essere anche bio oltre che eco per un approccio olistico dell'edificazione multidisciplinare


Fig. n.1 e 2 : edificio tradizionale per abitazione a Villefontaine (Francia), realizzato in blocchi di terra cruda essiccati al sole e legno, con sistemi passivi di accumulo di energia termica: esempio di edificio energeticamente sostenibile

     
Fonte : Redazione personale


In vare parti del mondo si sono tentate sperimentazioni per la realizzazione di edifici cosiddetti ad "energia zero". Questi esperimenti sono come tali difficilmente applicabili se non in parte in un'edilizia di "default", avendo inoltre l'inconveniente che pur essendo molto ecologici non sempre riescono ad essere anche bio. Essi simboleggiano comunque un edilizia da imitare, con le dovute precauzioni per riuscire ad abbassare l'inquinamento e per una edificazione ecosostenibile

Fig. n. 3: Casa energeticamente autosufficiente a Friburgo.
Fonte: Stato dell'arte delle fonti energetiche nuove e rinnovabili in Italia, ISES-ITALIA, Roma, 1996.