|
Si intende per elettrosmog o inquinamento elettromagnetico l'alterazione dello
stato naturale di una porzione di spazio, dovuta alla presenza di valori di
campo elettrico e/o magnetico al di sopra di quelli relativi al campo magnetico
terrestre.
Infatti si deve sottolineare come l'uomo sia già
immerso all'interno del più grande dei campi elettromagnetici esistenti: quello
del nostro pianeta!
Il contatto con i campi elettromagnetici naturali,
derivati dagli scambi di energia permanente tra terra e cosmo, fa parte della
nostra esistenza sin dalla comparsa dell’uomo sulla terra. L’irraggiamento
cosmico, le correnti telluriche, lo stesso campo magnetico della terra si
relazionano in modo naturale con la vita, regolando i ritmi delle specie.
Essendo quindi immersi all'interno di questo campo, gli esseri viventi,
normalmente, non ne risentono. Questo
perché, in assenza di condizioni di disturbo o di accentuazione del campo
magnetico particolari, le cellule di questi sono "calibrate" su certi
valori del primo, valori accettati e metabolizzati. Quando però questi valori, per via di fonti esterne,
variano oltre certe soglie, gli equilibri si spezzano e insorgono problemi e
disturbi.
I campi elettromagnetici possono essere generati,
con intensità differente, da tutti i dispositivi che emettono, producono o utilizzano corrente elettrica, come ad
esempio linee elettriche( elettrodotti, tralicci alta
tensione, cavi casalinghi), elettrodomestici, ponti radio, radar,
apparecchiature mediche, ecc.
Recenti ricerche mediche e statistiche
epidemiologiche hanno confermato il
problema della nocività degli effetti dovuti all'esposizione ai campi elettromagnetici artificiali
elettromagnetici sia in bassa sia in alta frequenza. Ed è noto e scientificamente
provato che le emissioni dovute a elettrodotti, antenne, ponti radio, radar, elettrodomestici e impianti
interagiscono e disturbano i processi biologici.
Gli effetti su questi processi sono funzione del tipo di radiazione: non
ionizzante o ionizzante.
La radiazione non ionizzante, non
essendo altamente energetica ( e quindi dannosa di per se ), deve la sua
pericolosità all'intensità e alla
durata dell'azione. Sebbene gli effetti sanitari delle radiazioni non
ionizzanti siano tuttora meno conosciuti
e patogenicamente definiti rispetto a quelli delle radiazioni ionizzanti, nella
letteratura scientifica più recente sono apparsi studi che sollecitano a
prenderne in seria considerazione i potenziali rischi.
Per quanto concerne le basse frequenze (ELF ; 50 -
60 Hz), alcune indagini in abitazioni vicine a installazioni elettriche hanno
indicato un possibile aumento del rischio di leucemie e di tumori cerebrali;
altre, condotte su alcune categorie di lavoratori professionalmente esposti
hanno anch'esse evidenziato un aumento del rischio di leucemie.
In definitiva gli studi epidemiologici indicano, in maniera ancora incerta a causa di
fattori di confusione, una correlazione tra esposizione cronica a campi
generati dalle linee ad alta tensione e insorgenza di certi tipi di tumore, in
particolare leucemie infantili, anche se non vi è accordo sull'interpretazione
dei risultati in termini di un reale rapporto casuale tra esposizione ai campi
e cancro.
La radiazione ionizzante (alte frequenze) invece, possiede già un alto potere
energetico che può modificare lo stato chimico di
una molecola, o meglio,
distruggerne la struttura. Ciò significa che per questo tipo di radiazione,
indipendentemente dall'intensità, sussiste sempre il pericolo di un danno biologico.
Per queste frequenze sono documentati effetti termici e non ancora chiariti
completamente i meccanismi degli effetti non termici alcuni dei quali sono
però documentati a bassi valori di esposizione.
Normativa comunitaria.
- Direttiva 19 febbraio 1973, n.73/23/CEE : riunione delle legislazioni
degli Stati Membri relative al materiale elettrico destinato ad essere
adoperato entro determinati intervalli di tensione.
- Direttiva 3 maggio 1989, n. 89/336/CEE : riunione delle legislazioni
degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica.
- Direttiva 29 maggio 1990, n. 90/270/CEE : prescrizioni minime in
materia di sicurezza e di salute per le attività lavorative svolte su
attrezzature munite di video terminali.
- Direttiva 19 ottobre 1992, n. 92/85/CEE : attuazione di misure volte a
promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle
lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento.
- Raccomandazione n.1999/519/CEE : relativa alla
limitazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0
Hz a 300 GHz.
Normativa nazionale.
- D.P.C.M. 23 aprile 1992: limiti massimi di
esposizione ai campi elettrico e magnetico generati alla frequenza industriale
nominale (50 Hz) negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno.
- D.Lgs 4 dicembre 1992, n. 476 : attuazione della direttiva
89/336/CEE del Consiglio del 3 maggio 1989, in materia di riunione delle
legislazioni degli stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica,
modificata dalla direttiva 92/31/CEE del Consiglio del 28 aprile 1992.
- D.Lgs. 12 novembre 1996, n. 615 : attuazione della direttiva
89/336/CEE del Consiglio del 3 maggio 1989, in materia di riunione delle
legislazioni degli stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica,
modificata e integrata dalla direttiva 92/31/CEE del Consiglio del 28 aprile
1992, della direttiva 93/68/CEE del Consiglio del 22 luglio 1993 e della
direttiva 93/97/CEE del Consiglio del 29 ottobre 1993.
- D.M. 10 settembre 1998, n. 381: regolamento recante norme
per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana.
- L. 22 febbraio 2001, n.36: legge quadro sulla
protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici.
Limiti di esposizione.
Riportiamo qui di seguito i limiti di esposizione
per la popolazione ai campi elettromagnetici previsti dalla legge italiana.
D.P.C.M. 23 APRILE 1992 Art.4 Limiti di esposizione e criteri di applicazione.
Sono definiti i seguenti limiti:
|
Campo d'esposizione
|
Campo elettrico kV/m
|
Campo magnetico mT
|
|
Esposizione prolungata ( parte
significativa della giornata)
|
5
|
0,1 (*)
|
|
Esposizione limitata (poche ore al
giorno)
|
10
|
1(*)
|
In realtà, i valori riportati nella
tabella precedente, anche se difficilmente superabili, sono già di molto
superiori alla soglia di rischio che autorevoli indagini epidemiologiche
ritengono pericolose per la salute. Secondo questi studi, per esempio, i valori
di campo magnetico per un esposizione prolungata non dovrebbero superare i 0,2
mT(micro Tesla).
Questa evidente discrepanza tra i valori normativi e quelli epidemiologici (non
ancora definitivamente comprovati) sono dovuti al fatto che la suddetta
normativa ha definito il limiti di esposizione con esclusivo
riferimento agli effetti sanitari acuti o immediati ignorando gli effetti
cronici o a lungo termine.
Art.5 Distanze di rispetto dagli elettrodotti.
Con riferimento alle linee
elettriche aeree esterne a 132 kV, 220 kV e 380 kV, si adottano, rispetto
ai fabbricati adibiti ad abitazione o ad altra attività che comporta tempi
di permanenza prolungati, le seguenti distanze da qualunque conduttore
della linea:
- Linee a 132 kV < FT 101 > + >= 10 m
- Linee a 220 kV < FT 101 > + >= 18 m
- Linee a 380 kV < FT 101 > + >= 28 m
Per linee a tensione nominale diversa,,
superiore a 132 kV e inferiore a 380 kV, la distanza di rispetto viene calcolata mediante la proporzione diretta da
quelle sopra indicate.
Per le linee a tensione inferiore a 132
kV restano ferme le distanze previste dal decreto interministeriale 16 gennaio
1991.
Per le linee a tensione
superiore a 380 kV le distanze di rispetto saranno stabilite da una Commissione
tecnico-scientifica.
Si vuole sottolineare però come detti limiti siano da più parti ritenuti insufficienti, in quanto riferiti a
valori d'esposizione ben al di sopra del valore di riferimento che principali
studi epidemiologici hanno associato al possibile incremento di forme di
leucemia. Anche in questo caso infatti, si presume che i limiti stabiliti facciano riferimento ad effetti
sanitari acuti o immediati ignorando gli effetti cronici o a lungo termine. Per
dar manforte a queste teorie si possono ad esempio citare:
- la legislazione della Regione Veneto, che prevede una distanza
minima dagli elettrodotti di alta tensione circa tre volte e più della distanza
di rispetto imposta dal D.P.C.M 23/04/92
- una sentenza (n°697/1999) della Pretura circondariale di Rimini nella
quale si evidenzia che la conferma che la ratio della normativa non è la
salute dei cittadini bensì la tutela dell'ambiente, si evince anche nella
palese incongruenza del combinato disposto dagli art.4 e 5. Premesso infatti,
che il criterio guida dovrebbe essere quello del valore-soglia perché di
maggiore protezione, e non viceversa, non si comprende come possano essere
definite di sicurezza delle distanze quando a priori si sa per certo che
all'interno di esse è sempre riscontrabile un valore altamente superiore a quello di soglia.
Decreto Ministero dell'Ambiente n. 381 del 10 settembre 1998
Art.3
Nel caso di esposizione al campo elettromagnetico i livelli dei campi elettrici,
magnetici e della densità di potenza, mediati su un'area equivalente alla
sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti, non
devono superare questi valori:
|
Frequenza
f
(MHz)
|
Valore
efficace di intensità di campo elettrico E
(V/m)
|
Valore
efficace di intensità
di campo magnetico H
(A/m)
|
Densità
di potenza dell'onda
piana equivalente
W/m2
|
|
0,1
- 3
|
60
|
0,2
|
1
|
|
>3
- 3000
|
20
|
0.05
|
4
|
|
>3000
- 300000
|
40
|
0.1
|
-
|
Art.4, comma 2.
In corrispondenza di edifici adibiti a permanenze
non inferiori a quattro ore non devono essere superati i seguenti valori, mediati
su un 'area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di 6 minuti:
|
Frequenza
|
Campo
elettrico
(V/m)
|
Campo
magnetico
(A/m)
|
Densità di
frequenza dell'onda piana equivalente
(W/m)
|
|
qualsiasi
|
6
|
0.016
|
-
|
|
3
MHz >f<300 GHz
|
6
|
0.016
|
0.10
|
L'elettrosmog e la casa.
Il pericolo dell'elettrosmog non si riduce a quello generato dai tralicci
delle linee elettriche e dalle varie antenne presenti sul territorio. Possiamo
infatti venire in contatto con campi magnetici e elettrici nei posti di lavoro,
in qualunque locale pubblico, e soprattutto all'interno delle nostre case.
All'interno di queste, ogni elettrodomestico, i cavi elettrici e i trasformatori rappresentano tutte
applicazioni elettriche che generano campi ELF ( campi elettrici a bassa
frequenza). Questo perché qualunque apparecchio elettrico, anche se
completamente spento, ma con la spina inserita nella presa, produce un campo
elettrico localizzato soprattutto nelle vicinanze dei conduttori e in
prossimità di eventuali parti metalliche dell'apparecchio non collegate a
terra. Generalmente i valori di campo elettrico che si possono riscontrare in prossimità di alcuni
apparecchi elettrici ( lavatrici, phon, frigoriferi, ...) sono in genere di
pochi volt al metro e solo
in rari casi possono raggiungere valori superiori a 200 V/m.
Consulta le tabelle di emissione elettromagnetica.
Prevenzione e risanamento.
Bisogna mettersi allora in condizione di aver un
impianto elettrico di casa definibile a “ basso inquinamento”. Queste
condizioni si raggiungono quando nelle zone giorno e notte i valori
massimi rilevabili di campo elettrico e magnetico non superano i livelli di
guardia. Per raggiungere tale scopo
si possono proporre quattro possibili soluzioni , che vanno dalla più semplice
e facile da applicare, a quella più complessa ma più efficace:
- evitare impianti o apparecchi non necessariamente necessari
- staccare la corrente, soprattutto nelle zone notte
- mantenersi a distanza da apparecchi e linee elettriche
- schermare impianti ed apparecchiature
Una soluzione intermedia può essere rappresentata appunto dal suggerimento riportato dal punto 2. E’ possibile
disinserire la tensione nell’impianto elettrico, al fine di eliminare campi
elettromagnetici, con uno apparecchio chiamato disgiuntore.
Il disgiuntore (o bioswitch) è un apparecchio dalle dimensioni ridotte che viene
montato nel quadro elettrico e permette il disinserimento della corrente non
appena viene spenta l'ultima luce. Al tocco di un interruttore, per accendere
ad esempio una abatjour, la corrente viene ripristinata. Il pregio di questo
strumento, di facile installazione e dal costo accessibile, consiste in una
presenza quasi invisibile, in quanto una volta montato, l'impianto
elettrico mantiene le proprie caratteristiche funzionali inalterate.
Il problema principale è però rappresentato
dalla presenza in ogni abitazione di alcuni elettrodomestici che richiedono un
alimentazione continua (frigoriferi,televisori e videoregistratori,radiosveglie
ecc). Questo non permette di utilizzare un solo disgiuntore per tutto
l'impianto casalingo. Lo strumento è però applicabile alle parti d'impianto ,
come sopra accennato, relative alle zone notte (a meno di radiosveglie..), o comunque pensando di accomunare
nel stesso circuito elettrico le stanze dal medesimo utilizzo, come saloni e
sale da pranzo. Sarebbe infatti dispendioso allestire un circuito elettrico con un disgiuntore di rete
per ogni singola stanza.
I cavi schermati sono necessari nelle zone dove sono
presenti i famosi elettrodomestici a corrente continua e quindi non si può
utilizzare un disgiuntore.
Una schermatura può tuttavia limitare o rimuovere il solo campo elettrico, visto che non è
possibile schermare un campo magnetico per motivi fisici. Il campo magnetico alternato può essere ridotto
grazie a cavi speciali con le linee di andata e ritorno intrecciate tra
loro. Sono particolarmente importanti da schermare i cavi che passano vicino o
dietro a letti e poltrone, zone di media o lunga permanenza e quindi di
maggior tempo di esposizione. Nelle opere di schermatura vanno inclusi i
circuiti elettrici delle prese , i componenti di linea dei circuiti d'illuminazione
sino all'interruttore posto sulle parete. Esistono vari tipi di schermature, da
quelle con semplici guaine plastiche o metalliche a quelle con tubi
corazzati in acciaio. Analogamente, nel caso di scatole di derivazione,
fungono da sostitutivo versioni speciali di schermatura esterna. Le schermature
di linee e prese vanno connesse al cavo a terra. Alternativa alle scatole di
derivazione schermate è la possibilità di verniciare quelle normali con una
speciale vernice grafitica.
Resta il problema comunque delle pareti
divisorie fra appartamenti, di pavimenti e soffitti. Questo può essere ovviato dall'utilizzo di
vernici e intonaci schermanti.
Se la fonte dell'inquinamento elettromagnetico non è raggiungibile (ad esempio
nell'appartamento del vicino) o la schermatura di un vecchio edificio appare
troppo dispendiosa, esiste la possibilità di applicare alla parete, al soffitto
o al pavimento una vernice od un intonaco schermante. La vernice schermante
deve le sue proprietà alla combinazione tra polvere grafitica a conduzione
elettrica e una sostanza legante. Questa vernice può essere ripassata con della
normale pittura per pareti. La vernice però riduce solo ed esclusivamente il
campo elettrico alternato. Esistono anche intonaci minerali contenenti
fibre d'acciaio mescolate al loro interno, che svolgono le stesse funzioni delle vernici.
Elettrosmog e luoghi di lavoro.
L'individuazione ed il riconoscimento delle sorgenti di elettrosmog negli ambienti di lavoro sono
spesso difficoltosi.
Come detto precedentemente però, i campi elettromagnetici sono generati, con intensità
differente, da tutti i dispositivi che emettono, producono o utilizzano corrente elettrica. Ne si deduce che
esistano fonti di inquinamento elettromagnetico in ogni luogo di lavoro. Oltre a ciò, gli impieghi industriali delle
RF (radio frequenze) e delle MO (microonde) sono molteplici. Ne si riportano
alcuni esempi nella tabella
A.
Nell'ultimo decennio, si è rivolta particolare attenzione anche a tutte le
attività svolte su attrezzature munite di video terminali. Dopo centinaia di
studi, è emerso che questi sono considerati pericolose fonti di elettrosmog.
Queste dichiarazioni hanno dato il via alla ricerca di una serie di rimedi (copri schermo
antiradiazione, apparecchietti "mangia radiazione"), ad un
evoluzione tecnologica dei terminali
(ora tutti riportanti adesivi di certificazione di risparmio energetico e di
minima emissione di radiazioni..) ed allo sviluppo di una normativa
cautelativa. In proposito, le attività
svolte mediante l'uso di videoterminali sono regolamentate dalla legge 626/1994, TITOLO SESTO, art. 50-59.
Normativa.
Riportiamo nelle tabella
B i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici
previsti dalla legge italiana per l'individuo sul posto di lavoro.

Per i privati
Interruttore
on/off
Illuminazione
soffitto- pareti
Lampade
alogene
Trasformatore
Presa
di corrente doppia
Lampada
fluorescente
Frigorifero
Televisore
Impianto
stereo
Superfici
inquinate
Per le aziende
|